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Banksy e gli altri | Il mercato nero delle opere d´arte

Pubblicato da: Categoria: ATTUALITA'

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LUG
2020

Un murale raffigurante una donna in lutto, attribuito a Banksy, realizzato a fine giugno 2018, su una porta di un’uscita di sicurezza sul retro del Bataclan in memoria delle 90 vittime dell'attentato terroristico al teatro parigino nel novembre 2015 (furono in tutto 130 le vittime degli attacchi nella capitale francese di quella notte), era stato rubato il 26 gennaio del 2019 rimuovendo l'intera porta.

In un piccolo paese in provincia di Teramo, a Sant’Omero, al termine di indagini condotte dalla Procura distrettuale dell'Aquila, i carabinieri della compagnia di Alba Adriatica hanno ritrovato il Banksy in un casale della campagna abruzzese.

I murales di Banksy, artista e writer inglese considerato uno dei maggiori esponenti della street art, che tiene segreta la sua vera identità, sono ormai diventati molto ricercati dai collezionisti d'arte. 

“La Ragazza in lutto” di Banksy sarà esposta a Palazzo Farnese nella capitale nella ricorrenza della Festa nazionale francese, il prossimo 14 luglio. La Procura Distrettuale della Repubblica dell’Aquila e l’Arma dei Carabinieri da parte dell’Italia restituiranno l’opera alla Francia presso l’Ambasciata di Roma.

Considerato il pregio dal punto di vista artistico, economico e simbolico dell'opera, la custodia è stata affidata al Comando Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Ancona.

Se ne parla poco, eppure il mercato nero delle opere d’arte, è più vasto di quel che si pensi. Un’idea più precisa in numeri è consultabile sull’ultimo bollettino del Comando dei Carabinieri - Tutela Patrimonio Culturale per conoscere quantitativamente con precisione i furti e il totale delle opere trafugate. La maggior parte di queste vengono recuperate prima che possano varcare i confini nazionali. Quando questo accade vengono rivendute da privati a case d’asta, finendo anche in musei e gallerie esteri.

Secondo quanto stabilito dalla Direttiva Europea in merito alla cooperazione amministrativa, i Paesi che ritengono di essere proprietari di un bene illecitamente sottratto, possono avviare un’istruttoria per la sua restituzione.

Nel corso del 2019, il Ministero per i Beni Culturali ha avviato venti procedimenti con diversi Paesi europei, dalla Germania al Regno Unito fino alla Norvegia, alcuni dei quali risolti positivamente, altri ancora in corso di trattative. Per via del Nazismo, la Germania è il Paese a cui abbiamo indirizzato più richieste di restituzione. Come il “corredo in argento delle sei opere religiose di arte paleocristiana del VI secolo dopo Cristo”, ritrovati nel 1935 vicino Perugia e poi individuati presso quattro diversi musei tedeschi: l’Antike Sammlungen di Monaco di Baviera, il Bode Museum di Berlino, il Remisch-Germanisches Zentralmuseum di Magonza e il Reimesch-Germanisches Museum di Colonia. I sei oggetti furono acquistati il 22 maggio 1941 a Roma direttamente da Adolf Hitler, tramite il suo intermediario Hans Posse (curatore della collezione privata che lo stesso Hitler voleva creare) con la mediazione del principe Filippo d’Assia. Alla fine della guerra, tutti gli oggetti d’arte appartenuti a Hitler furono confiscati dalle Forze Alleate di occupazione, ciò che era stato acquisito con la violenza o illegalmente fu restituito ai legittimi proprietari. Quanto sembrava essere acquistato in modo legale, nel 1949 passò in custodia al governo della Repubblica Federale tedesca. Attualmente è in corso una richiesta di restituzione da parte dell’Italia.

“Il vaso di Fiori” di Jan Van Huysum, sottratto a Palazzo Pitti nel 1943 dalle truppe naziste, dopo varie richieste è stata restituito all’Italia il 19 luglio 2019. Una moneta d’oro del tipo Magnus Maximum, rubata dal Museo Nazionale di Parma è riapparsa in una casa d’asta tedesca e altri quattro reperti de IV secolo avanti Cristo, attualmente sono in possesso dell’Università di Kiel Cristian Albrechts.

Altre opere trafugate potrebbero restare in Inghilterra a causa della Brexit. Il quadro “Madonna con bambino”, attribuito negli Anni 90 a Giotto, si trova illecitamente nel Regno Unito in quanto l’originario atto di circolazione è stato ritenuto illegittimo dalla magistratura amministrativa italiana. Per tale ragione l’Art Council England, l’Autorità inglese responsabile del rilascio delle licenze di esportazioni, ha rifiutato il rilascio di una licenza di esportazione in Svizzera del quadro. La proprietaria del quadro la collezionista Katleen Simonis ha fatto ricorso alla giustizia amministrativa inglese. Il procedimento si è concluso con il rigetto del ricorso, decisione impugnata da Simonis e pertanto il procedimento è ancora in corso. Al momento non è possibile ipotizzare gli esiti del procedimento, anche tenuto conto delle conseguenze sul caso della Brexit.

Iter diverso e positivo, invece, hanno vissuto le opere rientrate nel 2019 in Italia: i due disegni di Giacomo Quarenghi rubati dalla Biblioteca Civica di Bergamo e custoditi fino a marzo 2019 presso il Victoria e Albert di Londra, e i due dipinti di Francesco Guardi, “Andata del Bucintoro verso Son Niccolò al Lido” e “Ritorno del Bucintoro verso Palazzo Ducale”, usciti illecitamente dall’Italia rispettivamente nel 2008 e nel 2015.

L’Italia è dal 2002 in attesa di riappropriarsi di 34 reperti archeologici illecitamente usciti dal territorio italiano e custoditi al Museo Arqueologico Nacional di Madrid. Dopo varie richieste bocciate dalla Spagna, ulteriori indagini dei Carabinieri hanno permesso di appurare che nello stesso museo ci sarebbero altri cinque reperti di illecita provenienza italiana.

Due monete antiche sono state ritrovate in Norvegia e il procedimento di recupero è in corso. Ad Atene, esposto al Museo Bizantino e Cristiano è esposto l’affresco raffigurante San Bartolomeo sottratto da una chiesa rupestre di Teano. Anche in Francia nella Biblioteque Nationale de France è custodito un manoscritto di Tommaso da Celano, “Vita Intermedia” riguardante il passaggio tra il periodo mondano e quello religioso di San Francesco, trafugato nel Convento di Val de Varri, mentre l’anfora panatenaica del 490 a.C. è esposta al Louvre.

Autentico è “il ritratto di Signora” di Gustav Klimt, ritrovato a Piacenza lo scorso dicembre dal personale che eseguiva interventi di manutenzione straordinaria alla Galleria Ricci Oddi su incarico del Comune. Durante i lavori di ripulitura di un’edera che copriva una parete esterna, era stata scoperta un’intercapedine chiusa da uno sportello, all’interno della quale c’era un sacco con dentro il quadro. Era stato rubato nella stessa Galleria nel 1997 ed era tra i più ricercati al mondo.

 



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